Questa opera esiste per una scommessa; qualcuno l’ ha quindi stampata oltre ogni ragionevole e ponderata scelta editoriale. L’ ha fatto per follia e per passione.
Tutto nasce dalla necessità di trovare un’ idea che giustificasse la mia presenza radiofonica in uno stand del Salone del libro di Torino. Tutte le altre radio si limitavano a passare in rassegna il già esistente, chiamando al microfono autori e recensendo libri. Io ho voluto rompere il circuito auto referente, volli così fare un buco nel reticolato che separava scrittori patentati da detentori di libri nel cassetto.
La sfida di far entrare clandestinamente dei testi che provenissero dalla desolazione di cassetti lontani e diseredati mi parve l’ idea migliore. Proclamai sul campo i quattro autori, a pieno diritto furono arruolati all’ esercito di quelli che occupavano militarmente quella kermesse libraria. Prendere degli illustri sconosciuti e farli parlare alla radio dei loro libri impubblicati mi affascinava, gli editori più blasonati in quei giorni si accodavano ovunque si aprissero spazi di visibilità dei loro prodotti, con la listina di postulanti da promuovere. Io fui irremovibile: solo sconosciuti, solo inediti, solo persone che avessero telefonato al mio numero verde per proporsi. In una settimana mi arrivarono migliaia di richieste: avevo promesso la gloria della pubblicazione e l’ occasione parve ghiotta a tanti che da anni aspettavano di essere almeno presi in considerazione.
Sia chiaro non ho una visione caritatevole della letteratura. Non ho mai pensato che un libro pubblicato non vada negato ai bisognosi di fama letteraria, come un pezzo di pane spetterebbe di diritto a ogni povero morto di fame. L’ ho fatto solo per gettare un po’ di scompiglio tra i parrucconi e sacerdotesse della velleità glorificata. L’ Italia produce una massa impressionante di libri inutilizzati dai più, ma che danno una gran felicità a chi li scrive, perché allora non far felici quattro persone scelte tra migliaia di manoscritti, memoriali, poemi, gialli, epistolari, canzonieri? Non riuscii a resistere all’ occasione ghiottissima di travestirmi da frate confessore e gustarmi, dietro alla grata della mia trasmissione, i più inverecondi peccati di lussuria dello scrivere.
Mi confermai il sospetto che, anche nell’ era proclamata di Internet, gli umani emigranti digitali conservano il residuale e nostalgico sogno analogico di un supporto cartaceo, vecchie e care pagine inchiostrate in cui sia moltiplicato qualche brandello del loro mondo interiore. Sono rari naturalmente i casi in cui tale proposito non soddisferebbe altro che la gioia narcisistica dell’ ambizioso aspirante scrittore, tra quelle rarità abbiamo scelto, privilegiando chi si era mosso, con maggiore leggerezza, su quella traccia di impudica follia che ci aveva ispirato tutta l’ operazione.
Gianluca Nicoletti